La Violenza di genere



• L'art 1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne recita “È violenza contro le donne" ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.
• Con l'espressione violenza di genere si indicano tutte quelle forme di violenza da quella psicologica e fisica a quella sessuale, dagli atti persecutori del cosiddetto stalking allo stupro, fino al femminicidio, che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso.
• Secondo la Convenzione di Istanbul del 2011 la violenza nei confronti delle donne si riferisce a ogni atto di discriminazione, compresa la minaccia dell’atto, basato sul genere e in grado di provocare danni psicologici, sessuali, fisici, economici alla donna.
• La Convenzione di Istanbul (2011), è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante 'sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica'. Viene riconosciuta la violenza sulle donne come forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione. La Convenzione prevede anche la protezione dei bambini testimoni di violenza domestica e richiede, tra le altre cose, la penalizzazione delle mutilazioni genitali femminili.
• Esiste un numero nazionale, il 1522, numero verde di pubblica utilità della Rete nazionale antiviolenza, attivo 24/24 e 7/7.
• Ciò che la legge prevede: la tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica, le risorse per finanziare un piano d'azione antiviolenza e la rete di case-rifugio, la formazione sulle tecniche di ascolto e approccio alle vittime, di valutazione del rischio e individuazione delle misure di protezione, i corsi sulla violenza domestica e lo stalking.
• Si può considerare violenza ogni forma di abuso di potere e controllo che si può manifestare come sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico, violenza assistita e di matrice religiosa.
• Bisogna prendere atto che la violenza contro le donne è un problema culturale e sociale, è diretta conseguenza delle relazioni tra i sessi nella nostra società e del loro codificarsi attraverso stereotipi, rappresentazioni e convenzioni sociali. La violenza all’interno delle relazioni affettive è la più diffusa in ogni società e cultura, ed ha le proprie radici nella millenaria disparità di diritti e sottomissione delle donne nella società patriarcale.
• La violenza è intrisa di paura, la paura delle conseguenze, in chi la subisce, se osa ribellarsi o anche solo non fare la “cosa giusta” , ovvero comportarsi, fare, parlare (o meglio tacere) , in quel certo modo che sembra essere l’unico accettabile dal partner.
• La violenza all’interno delle relazioni affettive è la più diffusa in ogni società e cultura, ed ha le proprie radici nella millenaria disparità di diritti e sottomissione delle donne nella società patriarcale.

I VARI TIPI DI VIOLENZA:

• La violenza fisica comprende l’uso di qualsiasi azione finalizzata a far male e/o spaventare. Le aggressioni possono essere evidenti (calci, pugni, spintoni), ma a volte sono più sottili e si rivolgono a qualcosa cui la persona tiene (animali, oggetti, vestiti), ai mobili o a cose che sono necessarie alla vita quotidiana (ad esempio i documenti). Si va perciò dall’aggressione fisica grave, che comporta ferite e richiede cure medice d’emergenza, ad ogni contatto fisico che miri a spaventare e controllare la persona.
• La violenza psicologica è una forma subdola di maltrattamento, in quanto invisibile e silenziosa, che colpisce moltissime donne, spesso inconsapevoli di esserne vittime. Al pari di quella fisica, la violenza psicologica ha conseguenze devastanti per le donne, ma troppo spesso viene sottovalutata o, addirittura, negata e nascosta. Comprende abusi psicologici come intimidazioni, umiliazioni pubbliche e/o private, continue svalutazioni, ricatti, controllo delle scelte personali e delle relazioni sociali fino ad indurre la persona ad allontanarsi da amici e parenti sino al completo isolamento sociale.
Questa tipologia può manifestarsi da sola ma è sempre presente anche in tutte le altre forme di violenza. È spesso la prima a manifestarsi ed è quella che permette lo svilupparsi delle altre forme. È meno visibile perché non lascia segni sulla pelle o sul corpo non solo per occhi estranei, ma anche per chi la subisce.
• La violenza sessuale corrisponde ad ogni forma di coinvolgimento in attività sessuali senza un reale consenso. Qualsiasi atto sessuale, o tentativo di atto, commenti o avances sessuali non desiderate, o traffico sessuale, contro una persona con l’uso della coercizione.
• La violenza economica si identifica in tutte quelle forme di controllo economico come il sottrarre o impedire l’accesso al denaro o altre risorse basilari, sabotare il lavoro della donna, impedire opportunità educative o abitative. Riguarda tutto ciò che concorre a far sì che la donna sia costretta in una situazione di dipendenza e/o non abbia i mezzi economici per soddisfare i propri bisogno di sussistenza e quelli dei figli. Tali strategie la privano della possibilità di decidere autonomamente e rappresentano uno degli ostacoli maggiori nel momento in cui la donna si sente pronta per uscire dalla situazione di maltrattamento.
• La violenza religiosa si ritrova nelle coppie miste e si ha ogni qual volta venga lesa la sfera spirituale della persona con il permesso negato di esercitare le pratiche del proprio credo religioso o l’imposizione del credo del partner.
• Lo stalking riguarda quelle forme di comportamento controllante messe in atto da parte del persecutore sulla vittima e si può verificare quando una donna decide di interrompere la relazione. Spesso precede i femminicidi o i tentati femminicidi. Alcune forme: invio indesiderato e quotidiano di fiori, regali, pedinamenti a piedi o in auto, minacce telefoniche o tramite email, sms, appostamenti presso l’abitazione della donna, il suo posto di lavoro o altri luoghi di comune frequentazione da parte di lei.

• Ti senti confusa? Non capisci più cosa provi, cosa pensi. Dentro di te si alternano pensieri e stati d’animo diversi, opposti. A volte ti sembra che la vostra storia sia “una favola” e hai davvero il dubbio che le cose stiano come dice, che sei tu che te la sei cercata, che lui non fa niente di male, che sei troppo permalosa, che chi non capisce sei tu, con il tuo comportamento, che lo metti alle strette, gli fai perdere la pazienza, tanto che alla fine, pur amandoti, ti fa del male.
Altre volte, invece, pensi e senti dentro di te, con chiarezza e convinzione, che lui ti sta umiliando, svalutando, ti controlla o ti fa fare cose che non vorresti, tenendoti in pugno con la minaccia di far male a te o ai vostri figli o con quella di lasciarti.
Si tratta di violenza!
Ma allora me la sono cercata? Sono io la responsabile? Perché altrimenti me ne andrei, no?
No, non è colpa tua!
La violenza non è mai colpa di chi la subisce, ma responsabilità di chi la compie.
E’ una scelta, non un impulso inarrestabile o un raptus.



 STEREOTIPI SULLA VIOLENZA DI GENERE:

Riguarda solo le classi svantaggiate (in aumento con la crisi) o famiglie culturalmente arretrate  i dati raccolti a livello internazionale rivelano che la violenza di genere è un fenomeno trasversale a tutte le classi sociali, culture ed etnie.

La violenza di genere è rara e non mi riguarda  Secondo l'Istat un'italiana su 3 (il 31,5% delle donne, ovvero circa 7 milioni) subisce almeno una violenza fisica o sessuale per mano di un uomo nel corso della sua vita.

Non mi ha picchiata quindi non ha agito violenza  la violenza psicologica è altrettanto invalidante quanto quella fisica e ne esistono varie forme:
Svalutazione continua: da semplici critiche sull'abbigliamento/trucco, a considerazioni pesanti e denigranti, con veri e propri insulti sulla persona e sulla sua sfera lavorativa e interpersonale. Critiche e umiliazioni continue, completamente gratuite e infondate che la donna inizia a percepire come veritiere, iniziando a dubitare di se stessa e del suo valore.


Tattica del silenzio: il silenzio è un potentissimo abuso emotivo. Modo subdolo di scatenare nelle donne sensi di colpa e inadeguatezza con il semplice mezzo dell'indifferenza che provoca ansia, disagio e insicurezza. La donna, non sentendosi presa in considerazione, donna penserà di aver commesso uno sbaglio e si ritroverà a chiedere scusa pur di far tornare le cose come prima.

Atteggiamenti passivo-aggressivi: frasi a metà, toni irritati senza ragione, umore basso e muso lungo. Queste tattiche portano la donna a pensare che ci sia un problema di cui lei è colpevole portandola a provare sensi di colpa, insicurezza e inadeguatezza.

Il gioco della vittima: questo atteggiamento porta a scaricare tutte le colpe sulla donna riuscendo a tenere in pugno la situazione screditando la partner.

Gelosia patologica: insana gelosia non giustificata da dati oggettivi e che si manifesta come una vera e propria ossessione che rende impossibile la vita della donna. C’è una errata percezione della relazione amorosa: l'uomo pensa infatti di potere esercitare dominio e possesso nei confronti della compagna, non considerandola come una donna ma come una sua proprietà.

Discredito delle persone vicine alla compagna: con conseguente e progressivo isolamento della donna e conseguente dipendenza dall’uomo.

Minacce e ricatti continui: spesso vere e proprie minacce, implicite o esplicite, che non fanno altro che esasperare ulteriormente la situazione, gettando la donna nello sconforto più totale. Grazie alle ripetute violenze psicologiche il partner può contare su una cosa: la donna si sente indebolita e completamente smarrita, tanto da cadere nuovamente nel tranello dei ricatti pensando di non valere niente e di essere completamente sola e non voluta, non potrà che accettare tutte le condizioni del partner temendo la solitudine.


È un problema dovuto alla poca prudenza delle donne e alle condanne troppo leggere per gli autori   comunemente si pensa che la violenza sulle donne venga agita in luoghi bui, isolati e nelle ore tarde, al contrario , invece, le violenze vengono agite nella maggior parte dei casi dai compagni, fidanzati e mariti delle vittime.
Riguarda un problema di relazione tra i partner per cui è necessario andare in terapia di coppia o affrontare un percorso di mediazione familiare  gli interventi di consulenza di coppia e mediazione sono vietati nei casi di violenza di genere perché considerati dannosi e inutili. Nelle terapie di coppia si presuppone che entrambi i partner abbiano uguale responsabilità rispetto al problema e uguale possibilità di azione per risolverlo e nelle relazioni con dinamiche di violenza domestica ciò non avviene. (Inoltre, il processo di mediazione richiede come premessa l’interruzione dei contenziosi giudiziari e ciò, nei casi di violenza domestica, può impedire concretamente alla vittima di sporgere denuncia e chiedere tutele giuridiche.)

Perché si parla tanto di violenza sulle donne e non sugli uomini? Tante donne agiscono violenza sugli uomini  quando si parla di violenza maschile sulle donne non vuol dire che venga negata la possibilità che una donna possa avere dei comportamenti aggressivi verso un uomo, ma i dati raccolti negli ultimi 20 anni evidenziano un dislivello tra le due questioni. In Italia, nonostante siano calati i numeri degli omicidi, i dati sui femminicidi rimangono invariati, per cui si uccide meno ma chi viene ucciso è più spesso una donna e, nel 70% dei casi, è stato qualcuno che diceva di amarla.

La violenza è un problema di coppia da risolvere in privato  chiedere aiuto è un passo necessario perché l'esposizione alla violenza è traumatica e mina profondamente l'autostima della donna.

Se si è messa la minigonna così corta se l’è andata a cercare  ognuna è libera di vestirsi come gradisce senza dover aver paura di suscitare reazioni violente negli altri, ognuno ha il proprio libero arbitrio per decidere come agire.

Solo gli uomini mentalmente instabili o i tossicodipendenti maltrattano le donne  come molti studi documentano, non è stato possibile individuare la “tipologia dell’uomo maltrattante”: non sono determinanti né razza, né età o condizioni socioeconomiche o culturali. I maltrattatori non rientrano in specifiche tipologie di personalità o categorie diagnostiche.

Il femminicidio è il risultato di un “raptus”, di una momentanea perdita di controllo  la maggior parte degli episodi di violenza sono premeditati: basta solo pensare al fatto che le donne sono picchiate in parti del corpo in cui le ferite sono meno visibili.

Chi maltratta le donne è stato vittima di violenza nell’infanzia  anche se la violenza assistita nell’infanzia correla positivamente con la violenza agita in età adulta, tuttavia aver subito violenza da bambini non comporta automaticamente diventare violenti nel futuro. Ci sono infatti sia maltrattatori che non hanno mai subito o assistito alla violenza durante l'infanzia, sia vittime di violenza che non ripetono ciò che hanno vissuto.

Se davvero stesse così male se ne sarebbe già andata di casa anni fa  paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza di alloggio, biasimo sociale spesso da parte della stessa famiglia di origine, sono alcuni dei numerosi fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione in cui si trovano.

Il padre sarà anche violento, ma i bambini hanno bisogno di avere una “famiglia completa”  gli studi a questo riguardo dimostrano che i bambini crescono più sereni con un solo genitore piuttosto che in una famiglia in cui il padre maltratta la madre. Un uomo maltrattante non potrà mai essere un padre adeguato in quanto la violenza assistita è dannosa tanto quanto quella subita.

È molto geloso e le controlla il cellulare e cosa fa ma soltanto perché la ama molto  quando la gelosia è patologica e ossessiva rende impossibile la vita alla donna.



I NUMERI DELLA VIOLENZA IN ITALIA:

6 milioni 743 mila di donne vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita
1 milione di donne che hanno subito stupri o tentati stupri
2 milioni 77 mila di donne che hanno subito episodi di stalking
7 milioni 134 mila di donne che hanno subito violenza psicologica
1 milione 400 mila di donne che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni
690 mila di donne che hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza.

93% violenze non denunciate
69,7% stupri subiti ad opera del partner VS 17,4% stupri subiti ad opera di un conoscente
34% donne che non parlano con nessuno delle violenze subite
30% di partner violenti che da piccoli hanno assistito a violenze nella propria famiglia di origine
62,4% di figli che hanno assistito ad uno o più episodi di violenza da parte del partner della madre



 VOCABOLARIO DELLA VIOLENZA DI GENERE:

ABUSO DI POTERE: La violenza di genere si intreccia, tanto da confondersi, con un elemento implicito nella nostra società: la disparità di potere tra uomo e donna evidente ad esempio nel gap salariale o nel numero ridotto di donne ai vertici.

GASLIGHTING: “Una forma di violenza psicologica nella quale false informazioni sono presentate alla vittima con l'intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione”. In pratica, è quando un uomo in una relazione si sente messo all’angolo (con richieste di chiarimenti, o dovendo riaffrontare una sua azione violenta), e decide di rispondere con: «Sei troppo sensibile», «Sei pazza», «Ti inventi le cose». Serve a far tacere la donna, a renderla insicura e quindi a dominarla.

MICROMACHISMO: Esiste una serie di atti di sessismo quotidiano che, per abitudine, siamo abituati a lasciar correre: tutto quello che va «dal chiedere a una donna in ufficio di portarti un caffè anche se ha una posizione superiore alla tua, alla battutina». È normale, ma è sessismo.

PEER SOCIETY: La violenza di genere è considerata un problema delle donne, ma è soprattutto un problema degli uomini. Perché la situazione cambi è necessario che ci sia anzitutto una “revisione” da pari a pari.

INCOLPARE LA VITTIMA: “Lei com’era vestita?”, “Come andavano le cose tra loro a letto?”, “Perché era lì da sola?”, “Era ubriaca?”: la tendenza diffusa di dare la colpa alla vittima (si tratta di un processo di “vittimizzazione secondaria”).

IL CICLO DELLA VIOLENZA

Le relazioni violente si basano su un’asimmetria di potere tra i sessi rafforzata dagli stereotipi che relegano la donna quasi esclusivamente ad un ruolo tradizionale di cura e di sostegno per le diverse figure maschili (padri, fratelli, partner e figli). Il fenomeno della violenza è ciclico e si sviluppa in tre distinte fasi. L’innesco del cosiddetto “ciclo della violenza” è preceduto da un comportamento strategico dell’uomo mirante a isolare la donna e farle rompere ogni legame significativo di tipo familiare, amicale e con il lavoro.

1. Fase di crescita della tensione
In questa fase la donna inizia ad avvertire la crescente tensione e cerca di prevenire l’escalation di violenza concentrando tutta la sua attenzione e le sue energie sull’uomo. Spera in tal modo di calmare le acque, diminuire la tensione e controllare l’agire violento del partner. Molte donne affermano di sentirsi come se “camminassero sulle uova”. L’uomo non agisce direttamente la violenza ma questa trapela dalla mimica, dal silenzio ostile e dagli atteggiamenti scontrosi.

2. Fase di maltrattamento
In questa fase l’uomo perde il controllo di sé e si verifica l’episodio violento. Prima di aggredire fisicamente la compagna, il maltrattante può insultarla, minacciarla e rompere oggetti. Generalmente la violenza fisica è graduale: i primi episodi sono caratterizzati da spintoni, braccia torte, per poi arrivare a schiaffi, pugni e calci o e all’uso di oggetti contundenti ed armi. In questo stadio, per sottolineare il proprio potere, l’uomo può agire violenza sessuale. La donna non reagisce perché grazie a piccoli e perfidi attacchi il terreno è stato preparato e lei ha paura. L’aggressione da parte del partner le provoca un senso di tristezza e di impotenza, può protestare ma non si difende.

3. Fase di luna di miele
Questa fase si suddivide in due diversi momenti. Nella prima sottofase (A), denominata “delle scuse e delle attenzioni amorevoli”, l’uomo chiede scusa e si dimostra “dolce, attento e premuroso” per farsi perdonare.

È frequente che l’uomo faccia regali, promesse di andare in terapia e di “fare tutto il possibile per cambiare” affinché la donna non lo lasci e si separi da lui. Sono usuali anche le minacce di suicidio. La donna si ritrova l’uomo affascinante e amorevole dei primi periodi della relazione e quindi accoglie il partner e le sue false richieste d’aiuto per cambiare pensando di essere l’unica in grado di poterlo aiutare e salvare.

Nella seconda sottofase (B) detta di “scarico della responsabilità” l’uomo attribuisce la colpa del suo comportamento a cause esterne, come il lavoro stressante, la situazione economica ecc, e soprattutto alla donna che lo ha provocato o ha fatto qualcosa che giustifica la sua aggressione. Nella donna prevale il senso di colpa per non essere stata come l’uomo voleva o si aspettava. Tutto ciò consolida all’interno della coppia lo squilibrio relazionale tra l’uomo che abusa e la fiducia in lui riposta dalla compagna. Quando la violenza è radicata i cicli si ripetono e come una spirale con il tempo accelerano di crescente intensità.
Con il passare del tempo, la fase di luna di miele si riduce e le prime due fasi diventano più frequenti, e con conseguenze più gravi per la donna.

Se il processo ciclico non viene interrotto la vita della donna può essere in pericolo.

È fondamentale ricordare che, all’inizio della relazione violenta, la donna è convinta di poter tenere sotto controllo la situazione e chiede aiuto per problemi sanitari legati all’episodio violento, per sostegno alla coppia, per contenere o cambiare lui. Solo dopo il ripetersi di vari episodi di maltrattamento, la donna prende consapevolezza che non può né controllare, né cambiare lui e sviluppa una motivazione più forte ad uscire dalla relazione violenta.


Dott.ssa Luisa Casagrande
"Una casa per l'uomo" - società cooperativa sociale
Montebelluna (TV)